Neutropenia indotta da chemioterapia e radioterapia

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Neutrofili bassi
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Neutropenia indotta da chemioterapia e radioterapia

Tra i diversi casi in cui si riscontra una condizione prolungata di neutropenia non va trascurata la forma indotta da chemioterapia e radioterapia comune nei soggetti colpiti da neoplasie che coinvolgono il midollo osseo. I pazienti affetti da tumori solidi metastatizzati, leucemia, mieloma multiplo, linfomi, che si sottopongono a terapia citotossica vanno incontro a periodici episodi di leucopenia con interessamento dei neutrofili. Si tratta nello specifico di una forma di neutropenia febbrile scatenata dall’uso di farmaci d’elezione che vengono utilizzati nella chemioterapia e durante le sedute di radioterapia, tra i fattori eziologici che possono aumentare il rischio di sviluppare una neutropenia febbrile ci sono le stesse condizioni di salute del paziente ed il quadro clinico della malattia, a questi fattori si possono poi associare gli effetti della terapia farmacologica. Tra i fattori legati al trattamento quindi si possono riscontrare gli effetti provocati dai chemioterapici associati alla radioterapia, oppure lo schema chemioterapico adottato dal paziente, un peso rilevante può essere rappresentato anche dal numero delle sedute della terapia. Maggiori notizie si trovano su Neutropenia indotta da farmaci.

Come trattare questa forma di neutropenia febbrile

neutropenia indotta da chemioterapia e radioterapia

neutropenia indotta da chemioterapia e radioterapia

A causa della neutropenia indotta da chemioterapia e dalla radioterapia i pazienti presentano un significativo calo delle difese immunitarie per cui sono maggiormente esposti ad infezioni batteriche e fungine a cui ascrivere eventuali complicanze. Per ridurre la durata e la severità della neutropenia indotta dai farmaci utilizzati per la chemioterapia viene si solito prescritto il G-CSF, ossia dei fattori di crescita che fisiologicamente stimolano la produzione di globuli bianchi, ed infatti gli studi condotti in ambito sperimentale hanno dimostrato che questo trattamento risulta efficace in particolare se si vuole scongiurare il rischio di sviluppare neutropenia febbrile sia in profilassi primaria che secondaria. Per altre informazioni si rimanda alla lettura dell’articolo Neutropenia postinfettiva: come si riscontra.

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