Fase blastica leucemia mieloide cronica

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Fase blastica leucemia mieloide cronica

Il progressivo peggioramento delle condizioni cliniche del paziente colpito da leucemia mieloide cronica si articola in tre fasi: fase cronica (momento della diagnosi per il 90% dei pazienti), fase accelerata, fase blastica. La LMC è una neoplasia maligna da imputare alla presenza di un’alterazione acquisita della cellula staminale totipotente del midollo osseo, da cui si originano le cellule del sangue; come conseguenza il paziente va incontro ad una proliferazione incontrollata delle cellule nel midollo osseo con produzione di globuli bianchi in eccesso che escono dal midollo osseo e si spostano verso il sangue periferico e la milza. Questa neoplasia maligna è soggetta a continua progressione, nel corso della cosiddetta fase cronica si riscontra un elevato numero di globuli bianchi in tutti gli stadi di maturazione e meno del 10% di cellule indifferenziate, nel sangue periferico e nel midollo osseo; la fase cronica dura circa 5-6 anni e se non viene trattata adeguatamente può progredire nella fase accelerata, una fase già avanzata della malattia che si sviluppa a causa della resistenza alle terapie. Nel corso della fase accelerata (che dura in media da 6 a 12 mesi) si rintraccia la presenza nel sangue periferico o nel midollo osseo del 10-30% di cellule indifferenziate, si verifica poi un peggioramento del quadro dei sintomi che si palesa con: febbre, dolore osseo, sintomi correlati all’ingrossamento della milza o del fegato, diminuzione delle piastrine, anemia, anomalie cromosomiche. Altre notizie su: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?approfondimento_id=3784.

Lo stadio terminale

fase blastica

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Si può arrivare allo stadio terminale della malattia costituito dalla crisi blastica se la malattia non trova un trattamento capace di arrestarla, in alcuni casi la leucemia mieloide cronica passa dalla fase cronica a quella blastica, senza percorrere la fase accelerata. La crisi blastica si caratterizza per la presenza di oltre il 30% di blasti nel sangue periferico o nel midollo osseo in associazione ad un peggioramento dei sintomi per il grave scompenso della funzione midollare, il soggetto tende così a sentirsi affaticato e stanco, è maggiormente esposto a sviluppare anemia e complicanze emorragiche legate alla carenza di piastrine, inoltre può andare incontro a complicanze infettive per la progressiva riduzione o scomparsa di globuli bianchi maturi. Si tratta di una condizione clinica con prognosi negativa, può essere fatale con una media di sopravvivenza di 3-6 mesi, grazie però al ricorso di nuovi farmaci tra cui gli inibitori delle TK, oggi i pazienti vanno incontro ad una migliore prognosi rispondendo bene alla terapia.

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